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  1. Claritas

From the recording Lo Sciamano (Storia eretica di Francesco d’Assisi)

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Claritas

Carlo Matti (feat. Alessandro Ciacci, Alessio Zanovello)
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by Carlo Matti (feat. Alessandro Ciacci, Alessio Zanovello)

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Returning from war, Francesco confronts disillusionment, anger, and the refusal of power. The rhythm becomes martial, the clarinet ambiguous, the textures dense. Recorded sounds from Assisi and Egypt deepen the sense of displacement. The search is no longer for glory, but for uncompromised freedom.

Credits
Voice of Francesco d’Assisi: Alessandro Ciacci
Clarinet, bass clarinet, gralla, ocarina: Alessio Zanovello
Lute and theorbo: Luciano Bernardi
Synthesizers, organetto, harpsichord, percussion: Carlo Matti
Field recordings: Carlo Matti and Davide Franzosi
Composition, mix, mastering: Carlo Matti

Lyrics

Armi e soldati d'un potente amico e nobile, difendetemi ora dalle parole nere di questi uomini come già mi salvaste un tempo dai devoti briganti di Laverna, quando tentarono di uccidere questo corpo in horrido sprofondato.
Io cavaliere senza cavallo disarcionato (sotto scorta) sottrassi ladro il loro dio e i commerci che ogni tempio richiede a sacrificio, per dar nuovo il nome al santuario antico, come novello Adamo nuovi nomi alle selvatiche invisibili fiere nelle spelonche fuori le mura imporre.
Armi, difendetemi ora da chi mi toglie ‘l privilegio e ‘l vezzo d'esser povero per primo, e sigilla l’ordine e il libro con foglia d'oro. Foglie di quercia, non lucido metallo, furono e sono la mia pergamena preziosa della passata necessaria pre-visione, scrittura di ciò che fu e sarà presente.
Il privilegio e ‘l vezzo rubato dai maghi di Roma, che serveranno domani il cadavere e immortale diranno il mio nome, Franciscus, oggi prigioniero nei sotterranei fondamenti d'una sacra rocca militare di pietra chiara, tempio di vertigine e colore sublime: teologia, sfarzo di lingua biforcuta.
Tolgo la veste militare, rinuncio al vessillo, e costretto mi guardo cadere in questa valle e cedere, come già dovetti alla malattia del corpo cedere e cadere. Prigioniero sconfitto in battaglia, non a Collestrada nella guerra, non a Dumyaat assediata: oggi di gloria e d'eserciti la speranza m'abbandona, e mi bruciano gli occhi in questa Porziuncola. Né più mai sarò chevalier de Provence.
Armi, in sogno apparse segno che mai perisce di vittoria, dove siete? Di quale re oggi siete la corte?
L'eternità ha il nome di Roma, e ha un prezzo la millenaria memoria d'un nome, Franciscus: con rossa terra di sinopia tracciare la linea d'un volto, e nell'angusto spazio d'un ritratto a fresco confinare l'identità che visse infinita.
Così, simile ai sovrani d'Egitto, vivo sepolto nella piramide che volli tra gli uomini di Babele alta torre.
Per il nome che dissero mio, per il nome, alla testa di cinquemila frati in marcia, sulle piazze grandi scelsi le parole caute che non segnano i ricchi tessuti; alla mensa dei principi assaporai lo squalo e il gambero e quasi persi la vista in Oriente (mai sazio d'armi) e diedi segreta vendetta e morte ai miei traditori fratelli per l'immortalità d'un nome che dissero mio. Ma quanto più bella sarebbe una rosa se non avesse prezzo e nome di rosa?
Rifiutai dunque e vietai la nuova magia del denaro, nella prima e sola regola che volli unico ordine: perché il prezzo è un nome straniero per tutte le cose, misura straniera per la terra. Rifiutai dunque la magia del pane e del vino: perché è una magia straniera.
Incomprensibile e oscura è la lingua del denaro e della teologia, pietoso trucco per nascondere e celare il sacro teatro di finzioni che tiene uniti gli uomini, sipario di maschere, catena di velluto.
Chiara, signora d'eleganze, più di me avvezza alle nobili vesti (e irritata dal cavaliere che pretendeva obbediente di cederti il passo), tu ben conosci i riti dell’arte guerresca, e puoi con miglior destrezza maneggiarne i segreti, senz’esser soggiogata dal loro bagliore; volli io invece uomini liberi dagli incantesimi che son forza ai potenti, ma sedotto dall'eternità fui costretto ai commerci che solo le armi possono pagare.
Armi, figlie di Marte, giusto fu porre la vostra dimora in un campo fuori le mura: io sciocco giullare, monumentum aere perennius, volli la città fuori e voi dentro, e nuovo Prometeo porto oggi il peso di ineluttabile innaturale colpa.
Fratello Elia, con i neri attrezzi dell'oro tu scolpirai le pietre rosa che difenderanno il cadavere d'un uomo da ladri e predoni, ma ti prego nascondi alla vista dei molti gli inutili resti d'una vita, fa' che lontano dal chiassoso sfarzo d'una basilica rocca di ritmo sublime, questo mio corpo sotterra non debba sopportare ancora il peso d'un nome: Franciscus.
Chi cercherà un vivo in quella tomba nascosta non troverà nulla, se non l'incanto d'erbe, voli d'uccelli, boschi di muta grazia e il segreto sentiero della sorte.

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